“Abbiamo potuto osservare che la guerra più grande dai tempi in cui le umane gesta sono tramandate alla perpetua memoria dalla registrazione della storia, è stata la Guerra Marsica, così chiamata dai Marsi, o Italica o Sociale”

(Diodoro Siculo, 37, 1)

Una storia che voleva essere raccontata

"A volte i personaggi ti prendono la mano e vivono di vita propria. Una volta che esistono devi rispettarne il carattere, le pulsioni, il ritmo vitale. Esistono, appunto. E allora accade spesso che ciò che avevi pensato per loro non vale più; tutto deve scorrere come essi, creature vive, desiderano e a volte pretendono.

E’ successo con i protagonisti di “Viteliu. Il nome della Libertà” che hanno voluto con prepotenza tornare indietro di venti anni.

A volte anche i romanzi ti prendono la mano. La storia non raccontata dei popoli d’Italia, - quella con la Esse maiuscola, quella accaduta nella realtà - è talmente bella, viva, dolorosa e epica che non si poteva evitare di narrarla in dettaglio. Sono decine e decine gli episodi che non si possono omettere, sarebbe un delitto anche contro di "loro" che hanno combattuto e sono morti per la libertà, la pari dignità e l’integrazione tra i popoli.

Anni fa ho avuto la ventura di scegliere di immergermi nella Storia di Sanniti e degli Italici che oggi so essere magnifica, esaltante, tremenda ed emozionante, straordinariamente adatta a romanzi e film, come non immaginavo nemmeno. Poi, essa mi ha preso la mano conducendo la mia vita, il cammino del mio cavallo sui monti d’Appennino e la mia scrittura. Ora, dunque, non sono più io a scriverla ma è essa stessa a comandare, dettando ritmi e lunghezze, inizio e fine dei capitoli. Allora i libri dopo Viteliu sono diventati tre. E questo è il primo.

Questa è una storia che che ha deciso di essere raccontata.

Perchè non sia più relegata fra le pieghe dei libri accademici o ignorata del tutto ma assuma dignità propria, anche perchè dell’Italia racconta il concepimento e la dolorosa gestazione che cambiò per sempre il destino di Roma e di tutte le genti della Penisola. Ma soprattutto perchè gli uomini capiscano che le guerre, TUTTE LE GUERRE, portatrici di inutili disastri e dolori immensi, non sono un destino ineludibile dei popoli, ma possono SEMPRE essere evitate.

Io credo che gli scrittori si illudano di essere gli autori di personaggi e dei libri. Forse per molti è così. Ma questo non è il mio caso.

Con profondo amore per l’Italia e la povera ma meravigliosa Terra che mi ha generato"

Nicola Mastronardi

Maranconi, all’ombra del Santuario della Nazione Sannita

31 ottobre 2019

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I Commenti dei Lettori

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“Un romanzo che emoziona in ogni singola riga.”

“417 volte grazie! Un grazie per ogni pagina.”

“Mastronardi padroneggia la scrittura come un incredibile alchimista.”

I lettori

“La capacità descrittiva dell’autore ci accompagna per tutto il romanzo ci rende partecipe degli avvenimenti, fa vibrare le corde della sensibilità. Non sono riuscito a nascondere una certa emozione leggendo le descrizioni della mia città, Aesernia; mi è sembrato che i diversi attori della storia mi avessero accompagnato in un viaggio nel nostro passato, non mi sono mai sentito solo. Un libro che è come un buon amico, non ti chiede nulla, se non di essere letto. Complimenti!”

Luca Inno

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Dalle pagine del libro

Di seguito cinque brani estratti da "Figli del Toro"

(Dal Prologo)

Tamburi. Un suono lontano, inquietante, che proveniva dalla profondità della terra. Il guerriero si fermò ad ascoltarli. Un brivido lo percorse dalle viscere alla testa, poi tornò a bere l’acqua fredda del ruscello che attraversava l’accampamento. Era ancora buio, la sveglia ai soldati era stata data senza attendere l’alba; quello era il giorno della battaglia.

“Tamburi, fanno sempre così”.

L’ufficiale marso si affiancò al soldato sannita e insieme orinarono sulla stessa siepe. Il terreno sotto i loro piedi restituiva le vibrazioni delle pelli percosse dai nemici a poche miglia di distanza. 

“Non ti impressionare. Anche alle Acque Putride i Teutoni ci svegliarono così; e si sa come sono finiti. I tamburi non uccidono”.

“Alle Acque Putride io non c’ero”.

“E’ la prima volta, lo so, ma oggi ci sei. E oggi è uno di quei giorni in cui si può guadagnare fama e gloria. Un giorno che può valere una vita, per un soldato. O per un capo”.

“Perchè dici così?”

“Perché tu lo sarai”.

Il rombo aumentò in ritmo e volume. Ora i tamburi dei temuti nemici sembravano più vicini.

L'Autore

"Io credo che gli scrittori si illudano di essere gli autori di personaggi e dei libri.
Forse per molti è così. Ma questo non è il mio caso."

Nicola Mastronardi

Autore/giornalista/saggista

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze – Indirizzo Storico-Internazionale. Membro dell’Accademia dei Georgofili, è studioso delle civiltà semi nomadi dell’Appennino italiano e del Mediterraneo. Da venti anni alterna la libera professione nel campo dei reportages di turismo escursionistico, agli interessi di storia antica (sannita) e contemporanea.

Addetto stampa di istituzioni e ambienti politici italiani, ha collaborato, tra le altre, con testate come La Repubblica, Il Sabato, Il Tempo, riviste del gruppo QN-Quotidiani Nazionali e trasmissioni televisive della Rai Radiotelevisione Italiana. Dal  2003 al 2010 è stato consulente di Linea Verde Orizzonti, Rai Uno. Cultore di Storia del Giornalismo e Storia Contemporanea presso il Corso di laurea in Scienze Politiche dell’ Università degli Studi del Molise, nel 2011 ha pubblicato “Gheddafi,  la rivoluzione tradita” ( Mimesis Edizioni, Mi). Noti i suoi saggi sul sistema tratturale dell’Appennino italiano e il volume “I Giganti verdi – Immagini e suggestioni sui tratturi del Molise” (Volturnia Ed., 2006)

“Viteliú, il nome della libertà” è stato il suo noto romanzo d’esordio cui seguirà una trilogia sulle guerre sannitiche del IV e III secolo avanti Cristo. “I Figli del Toro” è il primo di questi.

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