Di seguito alcuni pensieri dei lettori di “Viteliù – Il nome della libertà”.


Camillo Carrea: “Viteliù, un poema che parla di pace, tolleranza e Libertà”.
Un romanzo storico che parla di guerre e di guerrieri, che però emana pace, tolleranza e libertà, rispetto per la natura. Viteliu, il romanzo storico di Nicola Mastronardi (Itaca edizioni) è un poema. E’ un viaggio – come quello di Odisseo, anche metaforico – verso il fine ultimo dell’umanità: la convivenza pacifica tra popoli: un Sogno migliaia di anni fa, così come lo è oggi. Il libro parla di una guerra combattuta più di duemila anni fa, la fa diventare attuale, odierna, combattuta alle nostre porte o dentro uno schermo televisivo. ‘Viteliù’ è attuale perché parla di pulizia etnica, un’espressione dietro la quale si cela cinismo e malvagità – dannatamente attuale – che fu quella perpetrata dai Romani ai danni dei Sanniti, ultimo dei popoli italici a abbandonare le armi, a concedere ai Romani una pace che sarebbe stata sancita solo a prezzo ulteriore di sangue e vite umane da entrambe le parti.
Mastronardi mesce concetti fondamentali, ideali assoluti, con la magia e il mistero, personaggi storici con quelli di fantasia, luoghi immaginifici con quelli noti a noi ‘Sanniti’ e amati, carezzati, come fa l’autore mentre accompagna il glorioso e amato Embratur Gavio Papilio Mutilo nel suo ultimo viaggio nel Sannio, la terra amata dei padri, Viteliù, dalla quale è nato il nome ‘Italia’, la nazione di cui è capitale Roma: confluenza e connubio perfetti, ovvero il sogno realizzato del condottiero Papilio Mutilo divenuto, dopo aver conosciuto la guerra e le sue atrocità, un uomo di pace, sorprendente e inconcepibile, questo, a chi, come Spartacus – il gladiatore ribelle incontrato sulla piana delle Cinque Miglia, in marcia coi suoi verso l’ultimo duello coi romani – concepisce la libertà come conquista ottenuta esclusivamente con le armi e col sangue. Ma non c’è solo Gavio Papio Mutilo e la sua missione da compiere, nel viaggio, perché dalla missione dipendono molte vite, a cominciare da quella di suo nipote Marzio che lo accompagna insieme al servo e al guerriero marso Eumaco. Marzio in realtà si chiama come lui, Gavio Papilio Mutilo ed è nipote nel contempo del condottiero dei Marsi, Quinto Poppedio Silone, nonno materno di Marzio, il cui nome in suo omaggio è stato ripreso come pseudonimo da un altro marso, il grande scrittore Ignazio. Anche qui il nesso, il legame. Marzio Papio rappresenta due popoli, così come Marzio stesso rappresenta l’unione dei Romani – il ragazzo è stato cresciuto a Roma da genitori adottivi – con i Vitelios, antico nome degli Italici. Il ragazzo, diciassettenne, non sarà più lo stesso, dopo il viaggio. Egli è costretto a abbandonare nel giro di poche ore i sollazzi tipici della sua età, a dover crescere e diventare un uomo, un guerriero, ma di pace, con sulle spalle responsabilità tremende, che avrebbero fatto tremare i polsi a un qualsiasi uomo politico. Fino alla sua conclusione il romanzo ci parla di unione di idee, di concetti. L’ultima carica della cavalleria Sannita sui fanti romani diventa così una cavalcata di pace, che inganna persino un marpione come Caio Giulio Cesare alle prime armi. La scrittura fluida, piacevole di Mastronardi, racconta in modo mirabile la missione di pace di uomini cresciuti nella guerra e nella violenza, descrive con efficacia i panorami che popolano il romanzo e ce ne fa innamorare. Un romanzo che consiglio vivamente a chi ama la Storia, quella che spesso ci svela anche il presente. A chi, come noi ‘Sanniti’, ama la propria terra, ne vuole conoscere le origini e gli uomini che hanno fatto sì che fosse degna di rispetto. La loro grandezza che neppure la tremenda damnatio memoriae comminata da Silla ha potuto cancellare. Questo, anche per merito di romanzi come ‘Viteliu’.”

Nino Manocchio: “Buonasera Nicola, sono Nino Manocchio. Oggi, come spesso accade, ascoltavo la canzone di Vasco Rossi “Liberi Liberi”. Prima di leggere Viteliù rimaneva una splendida canzone e basta. Adesso non posso fare a meno, ascoltandola, di pensare a Gavio Papio Mutilo da vecchio che ripensa alla sua vita mentre accompagna Marzio nelle sue terre, le nostre terre. Ti assicuro che mi vengono i brividi ogni volta. E credo sia questo il discrimine tra un buon libro ed un capolavoro. Le note del brano di Vasco amplificano certe emozioni fino a renderle insopportabili. Ti consiglio vivamente di ascoltare questo pezzo ad occhi chiusi e di pensare al tuo Gavio. Ti saluto ringraziandoti ancora una volta per le emozioni che continuano a regalarmi i tuoi lavori. Safinim.”

Nicola Zanna: “Ho letto Viteliù, è stato bellissimo, ha ingigantito dentro di me, qualcosa che era già grande, essendo figlio di quelle terre.”

Dr. Armando Falasca, Archeologo: “Con i due libri di Mastronardi, Vitelu e Figli del Toro, assaporo l’orgoglio di essere figlio di un nobile e fiero popolo: quello sannita! Li consiglierei a tutti coloro che sono in cerca di emozioni e di una identità storica.”

Maria Marinelli: “Una cosa buona mi ha regalato il covid 19, restare a casa per poter finalmente leggere il tuo Viteliu’! Sono rimasta incantata! Nelle tue minuziose e poetiche descrizioni ho visto con gli occhi della mente i personaggi ed i paesaggi, ed ho vissuto i loro stessi sentimenti, i loro usi e costumi! Grazie Nicola Mastronardi del tuffo nel nostro passato nella riscoperta delle nostre radici! Non vedo l’ora di leggere “Figli del Toro” ! In bocca al lupo per i tuoi futuri lavori.”

Guido, Campobasso: “Buonasera professore, le chiedo scusa se la sto disturbando. Ma in questo momento, l’animo vibrante di emozioni, rompe ogni cosa. Ho appena finito di leggere “Viteliu. Il nome della libertà”. Questa quarantena, ad un “giovine” come me, ha tolto molto ma ha DATO TANTO. In questo particolare momento tante sono le emozioni che, come una valanga, travolgono il mio cuore…! Grazie per avermi regalato la storia di un popolo fiero, DEL MIO POPOLO che, d’ora in avanti, porterò sempre nel cuore. Grazie per le emozioni che mi ha donato…grazie per aver dato valore alla nostra Terra, perché, come dice lei, “non si può non esserne innamorati fino al midollo delle ossa. Perché è bella, dolce, intensa e carica di energie tanto nascoste quanto potenti!”.
Le devo dire la verità e non me ne vergogno.
Oggi, alla fine di questo bellissimo viaggio in compagnia di Marzio, ho pianto…mi sono commosso!
Una reazione mai avuta prima.
Durante la lettura ho sognato, ho immaginato di vivere ogni avventura descritta in quelle 460 pagine…i paesaggi dell’Alto Molise, poi, eccezionali…bellissimi .
E’ sabato sera, ho appena finito di divorare una pizza… ora inizierò Figli del Toro… ho l’agitazione di un bambino.
Mercoledì sarà il giorno del mio 32 esimo compleanno… ho deciso di festeggiarlo trascorrendo una giornata nell’Alto Sannio. Sicuramente sarà mia premura contattarla per venirla a salutare ma, sopratutto, per conoscerla.
Grazie ancora un forte abbraccio con la speranza di poterla incontrare presto! SAFINIM!”

Michela: “Buongiorno! Ho letto Viteliù e mi sono emozionata moltissimo, ho pianto e mi sono sentita parte di una storia troppo a lungo dimenticata, sono tornata a Corfinio, non vedo l’ora di iniziare ‘Figli del Toro’ e ho regalato ‘Il viaggio di Marzio’… un bell’impatto su di me!”

Giuseppe: “Sono rimasto affascinato dalla lettura di Viteliù. Era molto che non provavo tutte le emozioni suscitate dal racconto così bene intrecciato di storia e di storie, con colpi di scena inaspettati come il finale stesso. I miei più vivi complimenti!”

Irene Ragusa: Finito, le ultime 100 pagine tutte di un fiato. Non riesco ad elencare tutte le volte che mi sono emozionata, che mi sono commossa, che ho tremato e gioito insieme ai protagonisti di questa meravigliosa storia. Lo consiglio davvero a tutti, è entrato a pieno titolo nello scaffale dei miei preferiti! 🙂

Giuseppe Lanese (giornalista): “Romanzo “evocativo”. Un viaggio affascinante, fuori e dentro le radici di un popolo”.

Antonio Sica: “Penso che sia una lettura irrinunciabile per chiunque si senta sannita ( o anche italiano perchè da qua tutto è cominciato: viteliù-italia); per chiunque abbia sentito parlare di “questi sanniti” ma non ne sa più di tanto e voglia conoscere la storia di un popolo fiero e indomito; per chiunque in passato si sia trovato di fronte a testi e pubblicazioni troppo impegnativi, riservati agli addetti ai lavori, e per per questo ha rinunciato. Probabilmente dopo aver letto il romanzo verrà voglia di saperne qualcosa di piu e leggere anche quei testi “troppo impegnativi” o, come è successo a me, tirare fuori dallo scaffale l’opera di E.T. Salmon ” Il sannio e i sanniti” e rileggerlo sotto una nuova ottica, con un nuovo spirito. Poche volte mi è capitato, leggendo un libro, di non riuscire a smettere di leggere e contemporaneamente di non voler proseguire per timore di finire il libro troppo presto….
In questi giorni ho riletto alcuni passaggi e mi è venuta voglia di andare a vedere qualcuno dei siti dove hanno vissuto i nostri antenati: Terravecchia di Sepino, il tempio di hereklui a Campochiaro, Il teatro di Pietrabbondante ( peccato che ho sbagliato giorno ed ho trovato chiuso) … Notevole la suggestione creata dai luoghi e dalle letture. Ci sono autori che scrivono romanzi bellissimi. Nicola Mastronardi ha fatto molto di più. Ha scritto un libro di storia piacevole da leggere, ha soffiato via la patina che nascondeva, ai più, la memoria dei nostri padri.”

Pierluigi Spognardi: “Non finirò mai di ringraziare Nicola Mastronardi per il suo capolavoro. Ha fatto riscoprire il Sannita DOC che è in me e l’orgoglio di discendere dai Pentri. Mai avrei pensato di leggere 480 pagine tutte d’un fiato. Consiglio vivamente a tutti di portarsi il libro con se, andando nei posti descritti dall’autore e vi accorgerete di sentire gli stessi profumi, i rumori, i silenzi che ancora vivono nel nostro Antico Sannio descritti in modo divino dall’autore….. Aspettando il sequel”

Simona: “Non riesco a trovare le parole giuste per commentare un’opera del genere. Ho sempre amato la mia terra senza conoscere in fondo la sua storia. Forse per il fascino o forse per ciò che riesce a trasmettere ad ogni individuo che ci nasce. Ora che conosco il passato del popolo cui oggi appartengo, posso esserne solo fiera ed orgogliosa. Un orgoglio che mi spingerebbe ad urlare all’Italia intera la sua grandezza e le sue caratteristiche di onore e virtù che lo contraddistinguono. Orgogliosamente italiana decisamente Sannita.! Grazie Nicola Mastronardi per tutto quello che hai fatto per noi scrivendo questo manuale unico ed emozionante che certamente rappresenta, ad oggi, la storia di un popolo da troppi anni nascosta.”

Michele Barbato: “Viteliú: una risorsa per l’Alfabetizzazione Ecologica.      Dopo aver letto questo romanzo con gli occhi di docente e con la mente di ambientalista, prima ancora che con cuore sannita, questa é la riflessione a cui inevitabilmente sono giunto: un testo, la cui “lettura” deve necessariamente entrare nella scuola! Viteliú riporta attenzione ai luoghi, ritrova le radici, i saperi e i sapori della memoria, salva mondi scomparsi, narrazioni perdute, lingue tagliate. Sottraendo tutto ciò all’oblio della storia e consegnandolo alfuturo.Narra una storia che, oltre a ricordare il valore dell’antica gente del Sannio e a riscoprire le radici identitarie della nazione “Italia”, promuove una sensibilità e un pensiero autenticamente ecologici. Una storia fatta di sensibilità estetica e coscienza etica capace di sensibilizzare alla vera Educazione Naturale frutto dell’Ecologia Profonda. A tal proposito come non ricordare le belle pagine che descrivono la battuta di caccia sul Monte del Luparo, in cui Eumaco illumina Marzio sui grandi valori ecologici e sulle leggi sacre della grande Madre Terra. ‘Noi invece abbiamo portato a casa il futuro del bosco, il nostro e quello dei nostri figli… Chi si allontana dalla natura ha il cuore indurito. Non capisce. Agisce per il proprio interesse immediato, pensa con la pancia, non riesce a vedere oltre. Tu, invece, impara a far comandare il cuore ad agire con saggezza sia con gli uomini che con la Madre Terra. Così darai il tuo contributo all’armonia che é in tutte le cose. La Grande Madre non mancherà di pensare al tuo sostentamento’ (da Viteliú pag. 190). Grazie Nicola per questo grande contributo che ci aiuterà sicuramente a cogliere e ad insegnare a far cogliere, l’armonia che é in tutte le cose della Natura e ovviamente nel rapporto con il Nostro Territorio. Territorio che, come tu sapientemente hai saputo narrare, ha la funzione di luogo significante: un ‘luogo santo’, su cui proiettare e soddisfare bisogni antichi di radicamento, di appartenenza; un luogo nel quale, citando il Manifesto per l’Educazione Ambientale del Futuro, ‘prende corpo la memoria culturale, elemento strutturale essenziale per il radicamento della identità personale e collettiva’. Un tuo grato lettore, Michele Barbato.”

Letizia: “Un viaggio per scoprire l’essenza della Prima Italia. Viteliú, dal termine osco antico e originario della parola latina “Italia”, è un viaggio nel mondo nascosto dei popoli italici. E sono proprio gli Italici i protagonisti di questo sorprendente romanzo d’esordio: i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i Piceni, i valorosi dodici popoli dell’Appennino centrale che si unirono per combattere contro l’incontrastata potenza romana. Un incubo proveniente dal passato spinge un vecchio cieco a riprendere in mano il proprio destino e quello di suo nipote salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Sulla sua anima di capo supremo, il peso della distruzione del suo popolo martoriato, di cui tenterà di riscattare almeno la memoria. Così, accompagnato dal nipote ritrovato nei meandri di Roma, intraprenderà un viaggio, che diventa un percorso emotivo e di riscoperta di una identità che rischiava di essere perduta, attraverso la Marsica e la Conca Peligna, verso l’Alto Sannio.”

Veronica: “Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.”

Letizia: “Quando ho visto questo libro, che era stato presentato a Roma, sono stata catturata dalla frase sulla copertina: già essa stessa una storia,e traspirava caparbietà e orgoglio.. Appena l’ho visto in libreria, l’ho subito comprato, con un ‘affetto’ particolare, come se fosse stato più, di un semplice libro. Ora che l’ho letto, confermo il fascino, e la forza di valori che vanno mantenuti e rafforzati, non ultimo l’amore per la nostra Italia, Viteliù. E sono piacevolmente legati allo scorrere della storia. Una storia vera, sconosciuta e intensa, che ha portato un valore aggiunto ai posti meravigliosi che sono le terre del Sannio. Solo un po’ di difficoltà ad individuare realmente in cartina i posti attuali, anche se indicati in linea di massima nel glossario. Ora, non guarderò più solo la bellezza dei paesaggi, ma ne percepirò anche la forza che emanano, perché hanno acquisito un valore aggiunto, dopo la lettura di questo libro! Ah! Ho scoperto che porto un nome antico sannita, visto che…ci sono anch’io, nel libro .. Letizia”

Gustavo Tempesta Petresine: “In uno stile semplice e privo di fronzoli, Nicola Mastronardi incentra il suo romanzo in quei luoghi che furono storicamente dominati ( e mai domati) dalla guerra privata che il dictator conservatore Silla condusse contro Mario e i suoi alleati. Al racconto precipuamente storico, con date ben definite Nicola intesse una tenace e tenera storia fatta di sentimenti puri. A tratti sfiora una velata vena di poesia, senza strafare, senza cadere nell’ovvio e il ripetuto. Il percorso del lettore scorre leggero anelando le pagine successive. Si instaura presto una relazione affetiva con i suoi personaggi, Gavio, Marzio, Eumaco…Chi è nato e cresciuto nell’alto Sannio e nella valle del Sangro, ricorda le radici dei nonni e anche le sue. La mescisca, la vescica con la ‘nzogna a conservare la salsiccia secca,l’antro della grotta del monte della Macchia e decine di altri dettagli; cose pratiche e a tutt’oggi per certi versi attuali. Non è vero che: -a detta di alcuni studiosi- la discesa dei Longobardi e le innumerevoli invasioni hanno cancellato le tracce di un popolo fiero. Si sente ancora risuonare dalle alture e nelle valli l’urlo mai cancellato dei meddex, Safinii!”

Nino Manocchio: “Ci sono storie che aspettano solo di essere raccontate, che fluttuano nello spazio alla ricerca di un tramite, il solo capace di farne un racconto e portarle in vita, regalarcele. Poi ci sono Scrittori, con la S rigorosamente maiuscola, che pazienti restano in attesa che queste storie lo rapiscano, lo travolgano e ne violentino l’io rendendolo mero strumento narratorio nelle loro mani. E’ successo, ed il risultato è difficilmente esprimibile dopo aver assaporato il frutto di tale incontro. Viteliù è la storia di tutti noi. E’ un caleidoscopio di emozioni irresistibile. E’ una narrazione che travalica lo spazio ed il tempo per penetrare nei recessi più profondi dell’anima di ognuno, capace di farci vibrare. Leggendo il meraviglioso romanzo storico del dottor Nicola Mastronardi si viene rapiti letteralmente. Verremo trasportati in un mondo che non c’è più ma al quale dobbiamo guardare per riconoscerci. Ascolteremo i nostri antenati parlarci dall’alto della loro saggezza e capiremo che noi siamo i sopravvissuti di un epoca tanto feroce quanto straordinaria. E’ la storia di cos’era il mondo prima di Roma e di quanta grandezza umana e culturale è stata troppo spesso taciuta dalla storiografia ufficiale o quantomeno sottovalutata a favore dello splendore dell’Impero Romano. Un romanzo ambientato più di due millenni or sono ma estremamente attuale. Parla di libertà e di amore Viteliù e lo fa con una forza difficile da spiegare. Le ambientazioni bucoliche del racconto ci ammaliano come i canti delle sirene e ci fanno sognare di un mondo perduto fatto di Natura e di rispetto per essa. Ci sono anche violenze, soprusi e devastazioni ma il tutto raccontato in chiave storica citando fatti realmente accaduti, costati all’autore anni di indagini, studi e sopralluoghi. A tratti il libro assume le vesti di un testo storico a tutti gli effetti con date, luoghi e battaglie. Più di una lacrima durante la lettura potrebbe far capolino. L’intensità del romanzo è davvero notevole e si corre il rischio di rimanere intrappolati da tanta bellezza”.

Angela Maria Zeoli: “Ho finito questa notte di leggere il  romanzo. Potrei scrivere tanto sulla poesia e la magia di ogni pagina che ritrovo nei panorami delle nostre valli e delle nostre montagne, sul rinnovato orgoglio dell’essere sannita….potrei dire tanto, ma credo di poter riassumere tutto in una sola parola: GRAZIE”.

Alessio Morone: “Il testo esprime una grandissima trasmissione di valori in modo semplice e diretto. Dovrebbe essere letto nelle scuole,anche primarie. Grazie all’autore”.

Chris: “Felice ! Capita mai di finire un libro e sentirsi in pace con se stessi ? Non riguarda soltanto il fatto di esser stati accompagnati in uno splendido percorso che il romanzo del Sig. Mastronardi offre, ma dalla consapevolezza che traspare e mai poi tanto velata (ci mancherebbe) per uno smisurato amore per la propria terra, per la propria storia, per il Molise! Papio rappresenta quell’Italia vera, che non si arrende alle difficolta’ quotidiane e agli handicap in cui questo Paese spesso e’ incappato e ancora cade , ma che da tali difficolta’ ne prende forza, desiderio, obbligo di trasmettere emozioni e soprattutto valori alle generazioni successive. Il Luparo e’ l’emblema della forza e della saggezza di chi e’ fiero e non bigotto del proprio essere e Marzio, che come una Fenice rinasce dalle ceneri del suo sentirsi “estraneo” ad un mondo a lui totalmente sconosciuto diviene poi pagina dopo pagina persino condottiero della sua / nostra storia comprendendo finalmente il suo a lui inevitabilmente sconosciuto passato. Grazie Nicola di avermi dato un motivo in più per essere orgoglioso d’avere sangue Sannita”!

Angelo Ferrari da Roma: “Viteliù è un libro storicamente valido e allo stesso tempo accattivante. Il racconto trasporta il lettore in un mondo antico, millenario eppure fortemente attuale. A Mastronardi resterà sempre il merito di essere stato il primo autore ad aver preso per mano l’antica storia di un popolo, dimenticato dai più, e di averla traghettata oltre l’oblio, riallacciandola alla continuità delle vicende umane. Per gli alunni delle scuole superiori sarebbe sufficiente leggere questo “romanzo” per conoscere una pagina significativa della nostra storia. Ancora complimenti per un autore che ha saputo individuare, con coraggio e dedizione, un punto di osservazione per guardare al passato con un metodo nuovo, capace di ispirare vibrazioni profonde e intense”.

Domenico Curci: “Viteliù è un libro “spettacolare”, alla pari dei romanzi storici di Valerio Massimo Manfredi. L’autore è riuscito a far rientrare in 473 pagine paesaggi immensi, e a descrivere minuziosamente l’orizzonte della nostra regione, raccontando una storia tanto gloriosa, quanto dimenticata. Nicola Matronardi è stato per me come Gavio Papio Mutilio, mi ha strappato dall’ignoranza, portandomi a conoscere le cose della mia terra e del mio popolo. Certo, sicuramente non c’è sangue sannita in me , ma mi sono sempre sentito tale perchè legato molto alle montagne, le colline, i sentieri, i boschi e i fiumi della mia regione. Voglio fare i miei complimenti per l’opera, sperando che possa avere tutto il successo che merita e che soprattutto, tutti noi possiamo fare nostri quei principi che guidarono i “nostri padri” nel creare la loro e la nostra nazione”.

Lino: “Lo aspettavo da sempre. Non credo che “Silla” lo avrebbe apprezzato, ma questo romanzo contribuisce ad alimentare il ricordo e la conoscenza di un grande popolo. Un grazie all’autore per la sua ostinazione ed i suoi sacrifici prima nell’immaginarlo e poi nel pubblicarlo. Diedi la mia tesi in Restauro Monumentale studiando il sito archeologico di Pietrabbondante , per mesi mi sono recato al santuario ad osservare, fotografare, misurare e poi restituire il tutto su fogli di carta e proprio un giorno, durante i miei rilievi metrici, ascoltai un signore intento a descrivere al figlio di come fossero belle quelle strutture “Romane”…….. beh, anche il più docile Sannita avrebbe sfoderato la spada a sentir quelle castronerie. Viteliù fa capire a tanti che la storia in Italia non è solo Roma e che non tutte le “pietre antiche” sono ricordi di quella civiltà”.

Umberto Di Ciocco: “Racconto fluido e paragrafi brevi che ne facilitano la rapida lettura. C’ ho messo passione nel leggerlo ed il racconto me ne ha alimentata altra. La descrizione del territorio,  delle emozioni dei personaggi e del paesaggio sono realissime e fanno desiderare la curiosità di essere vissute. Ambienti riferiti cosi dettagliatamente nel racconto, che anche chi, come me, ci è nato, trova un modo nuovo di vederli, raccogliendo la sensazione di vedere quella terra come una ripresa televisiva che scopre particolari inaspettati. E’ stato anche una opportunità facilitata, attraverso il romanzo, per conoscere la Storia della mia gente e mettere ordine le mie nozioni elementari sui popoli di quel territorio. Una bella esperienza”.

Giovanna Mezzanotte: “Romanzo intenso sotto tutti i punti di vista; l’autore, Nicola Mastronardi, è stato insegnante, padre, amico. Un’amore incondizionato per la propria terra e i suoi paesaggi, quell’amore così forte che si fa spazio tra le pagine del libro attraverso la descrizione minuziosa di chi ha alle spalle anni di ricerche e sopralluoghi, descrizione che, unita a quell’amore, non fa altro che dipingere quei paesaggi nella mente del lettore suscitando le stesse forti emozioni. Romanzo storico sì, perché parla di una storia importante, ignota ai più, ma raccontata non con la semplice descrizione dei fatti bensì con le motivazioni umane che l’hanno determinata, perché la storia è costituita da avvenimenti, ma è fatta da uomini. Allora non si parla solo delle guerre tra Roma e Viteliù, si parla dello scontro tra avidità e orgoglio, si parla di virtù, brama di potere, amore per la propria gente; o forse sono io che mi sono soffermata più su questi aspetti. Tra i meriti da attribuire all’autore c’è anche quello di essere riuscito ad esprimere interessi diversi: avventura, storia, natura, emotività. Così ognuno può ritrovare il suo e sentirsi appagato. Per tutto questo, il romanzo può soltanto che essere apprezzato. La mia commozione è stata per lo splendore e l’ “umanità” di Arco, i gesti di amicizia di Ullovidio, la forza e la determinazione che soltanto una donna innamorata come Lucilla può avere, la solennità di Gavio Papio Mutilo, la sua pazienza, il suo dolore nel ricordare le stragi, la sua sofferenza nel sentirsi colpevole di esserne in qualche modo la causa, la devozione di Eumaco ma, tra tutte, la conversione di Marzio.
Una personale rivelazione: è stata una pessima idea, da parte mia, leggere prima dell’ultimo capitolo le note dell’autore, forse per paura di un tragico epilogo, forse per non voler porre fine alla lettura del romanzo…. alla frase: “Ciao, Angelo, hai visto che dopo tutto ce l’abbiamo fatta?” sono scoppiata a ridere e piangere insieme. Ho rivisto in quelle parole tutta la determinazione, la tenerezza, l’orgoglio, la fiducia dei Samnites e non ho potuto far altro che sentirmi orgogliosa di esserlo. Con le lacrime agli occhi e, inizialmente faticando, ho letto l’ultimo capitolo che non poteva concludersi meglio”.

Marino Di Nillo da Borrello (CH): “La lettura del libro è stata una fantastica cavalcata. Il libro è decisamente piacevole, presentando, tra realtà e immaginazione, vicende della nostra storia antica ai più sconosciute e raccontate da una ottica insolita e mai conosciuta. La passione per la storia e per i luoghi nei quali essa si volge traspare in ogni pagina. Davvero un libro di un appassionato che trasmette in modo eccellente la propria passione, sollecitando la curiosità e contagiando l’anima del lettore”.

Simona Forte: “…le descrizioni sono così minuziose che nel bel mezzo della lettura ti sorprendi a immaginare un mondo lontano che però senti sempre più vicino”.

Sergio Alvino: Il romanzo mi ha coinvolto ed emozionato. La descrizione meticolosa degli avvenimenti storici e dei personaggi, immersi nei luoghi splendidamente dipinti da chi conosce quei boschi, lupi, greggi, ruscelli, farfalle, profumi ha fatto sì che quelle pagine avessero più di due dimensioni.
Affascina l’immergersi nella storia drammatica di un popolo che ama la sua Viteliù-Italia, geloso della sua  lingua e tradizione, a cui  testimonia fedeltà fino alla morte. Stupisce l’invenzione del viaggio del valoroso vecchio cieco accompagnato dal nipote, scampato alla ferocia dei soldati di Silla, per trovarsi ad un passo dello scontro dei samnites e la legione Romana.
La povertà dei luoghi dell’Alto Sannio, devastati dalle decisioni belliche del potere centrale di Silla riporta la mente all’attualità, anche nel modo in cui i templi e i riti furono usurpati. Eppure, dopo queste barbare incursioni, dal finale riemerge una fiducia negli uomini e nel bene.
La forte visualità trasmessa dall’opera induce a pensare che presto possa diventare di spunto per la sceneggiatura di un film.

Maura Sala: Mai avrei pensato di leggere un romanzo storico di 480 pagine in così poco tempo! La verità è che ero partita un po’ prevenuta, sarà ché la dicitura “romanzo storico” è abbinata, nella mia mente, alle noiose, obbligate letture scolastiche, quando sei troppo piccola per apprezzare la Bellezza dentro la Letteratura.
Viteliù è stato un crescendo, ogni volta che lo aprivo sembrava di leggere un libro in 3D.
Ho viaggiato attraverso i racconti di Gavio. Con Marzio ho sentito il vento tra i capelli mentre galoppava su Arco, l’emozione di correre assieme ad esso tra le vallate, sui tragitti impervi, ho toccato con mano quel senso di libertà che penetrava l’animo di Marzio, una sensazione che solo in groppa ad un cavallo puoi provare!
Di sicuro una delle pagine più emozionanti è stato l’omaggio di Marzio sulla tomba di Laria: un momento di completa riconciliazione con la Madre che l’aveva partorito e con la Terra che l’aveva accolto. Così splendidamente devastante!
Ho letto almeno 50 pagine per volta, mentre le ultime 80 le ho centellinate, quasi non volessi arrivare al finale: un precario equilibrio tra la voglia di sapere come andasse a finire e il dispiacere di chiudere il libro, dopo aver letto l’ultima pagina….infatti prevedo di rileggerlo a breve! Chissà quante cose mi sono sfuggite, quante sfumature!
Grazie a Simone, Barbara, Luca e Giorgio per la pelle d’oca che mi hanno donato durante le presentazioni del libro: 4 talenti e un’idea geniale possono mai deludere?! Consiglio a tutti di macinare km per assistere e godere della loro performance! Non ve ne pentirete!
A Nicola Mastronardi va di sicuro il merito di aver colmato, almeno in parte, la mia enorme lacuna storica circa i Sanniti, gli Italici, quelli che, in definitiva, sono i miei antenati, lacuna che non dovrebbe avere ragione di esistere visto che senza la conoscenza del Passato non si può avere Futuro. Se un albero ha una folta e lucente chioma lo deve alla capacità delle sue radici di succhiare i nutrienti dal terreno che lo ospita, e chi potremmo mai essere se non conoscessimo le nostre radici?!
All’ autore va l’ulteriore merito di aver reso giustizia a secoli di storia dimenticata, di popoli vissuti all’ombra della maestosità di Roma.
Grazie, davvero! E’ stato un viaggio incredibile, oltre le mie aspettative!
Godi del successo e delle soddisfazioni che Viteliù ti sta dando!
Ora anch’io so di essere una Sannita Pentra, di Bovaianom per giunta!!!
Safinìm!!!!!

Antonio Careccia: Un romanzo straordinario, dove il racconto si fa storia e l’uno e l’altra incantano, si fondono in una armonia di immagini, suoni, silenzi.
Il lettore diventa protagonista e ad ogni pagina il passato si fa presente; la narrazione dei luoghi materializza l’immaginario e il desiderio di conoscenza si fa impetuoso come un fiume in piena.
Il viaggio del giovane Marzio e del Nonno, il Meddìss, verso le terre dei Sanniti, fra scenari di grande bellezza e racconti di un passato che è già memoria di civiltà e di valore, diventa il viaggio stesso del lettore alla ricerca delle proprie origini perdute nel tempo e nelle vicende storiche e umane di un popolo (quello dei Sanniti, dei Marsi, dei Peligni, dei Piceni, e dei Lucani) che coltivò un grande sogno di indipendenza e di libertà dalla Roma imperiale di Crasso e di Silla.
I dieci, cento fuochi che si ”levano dai letti dei fiumi alle cime dei monti”, per accogliere il ritorno del Meddìss supremo dei Sanniti e ”gridare al cielo e alle stelle che l’Alto Sannio non è morto” diventano, per il lettore, luce di un passato, ”quello dell’antica gente del Sannio, sacrificata per la grandezza di Roma e la libertà di tutti”, che ancora oggi riaccende speranze di ”nuove libertà” negate dalla civiltà moderna, ma attuali come mai nell’idea dell’integrazione identitaria di popoli in macro Regioni.
Il libro si legge tutto di un fiato, con poche pause, nel desiderio di scoprire quel che sentiamo esserci sempre appartenuto, trasportati dai molti momenti in cui il racconto diventa lirica sublime, dolore, disperazione e si assapora l’aria del tempo passato, mentre aleggia il mito delle comuni origini ”…Viteliù”…da cui deriverà ”Italia”.

All’autore, Nicola Mastronardi, un grazie di cuore per averci donato il frutto di un lavoro di ricerca e di passione unica, insieme all’augurio che presto giunga ad una naturale e meritevole trasposizione cinematografica di grande respiro.

Mariarosaria: Un romanzo storico straordinario su una storia sconosciuta a molti. L’avvincente trama del viaggio di Marzio e Gavio Papio, ricca di dettagliate descrizioni dei luoghi attraversati, porta il lettore a “viaggiare” tra le pagine del libro nei suggestivi paesaggi dell’Antico Sannio. Per un lettore “sannita” è impossibile non emozionarsi.

Claudio: Ho terminato la lettura del romanzo, ora due sono le cose: o taccio perchè davvero credo che non ci siano parole, o al contrario uso tutte quelle che conosco per descrivere le tante tantissime emozioni che mi ha trasmesso.
Facciamo così, per ora, ma solo per ora riassumo con un piccolo appunto: quando in un romanzo l’autore riesce a cucirti addosso la nostalgia per un mondo lontano mai visto e mai conosciuto, allora credo proprio che abbia svolto come meglio potesse fare il suo compito. Da oggi guarderò tutti con occhi e cuore diversi, a cominciare dalle mie montagne.

Antonio De Menna: Stupendo romanzo! Praticamente l’ho «divorato» in tre giorni. Comprendo il grandioso lavoro di ricerca che Nicola Mastronardi ha fatto. Io mi ci sono cimentato una decina di anni fa e, sinteticamente, l’ho pubblicato nel mio sito. Sono Abruzzese di nascita, alle pendici della Majella orientale, proprio nelle immediate  vicinanze del sito dell’antica città dei Carricini, Cluvie. Io sono orgoglioso di ritenermi un «discendente» di questa tribù.  Da tanto tempo, vivo a Milano e, come ho avuto modo di scrivere a Nicola, aspetto con ansia che la presentazione di questo bellissimo libro avvenga anche a Milano. Aspetto anche l’uscita del prossimo volume. Grazie Nicola per aver avuto il coraggio di riportare alla luce la vita dei nostri avi e l’origine del nome «Italia».

Giovanni Mastrostefano: Non riesco a trovare le parole giuste per commentare un’opera del genere.
Ho sempre amato la mia terra senza conoscere in fondo la sua storia.
Forse per il fascino o forse per ciò che riesce a trasmettere ad ogni individuo che ci nasce.
Ora che conosco il passato del popolo cui oggi appartengo, posso esserne solo fiero ed orgoglioso.
Un orgoglio che mi spingerebbe ad urlare all’Italia intera la sua grandezza e le sue caratteristiche di onore e virtù che lo contraddistinguono. Quello che ognuno di noi dovrebbe fare affinché il nostro popolo acquisisca un posto degno della sua grandezza in tutti i manuali di storia.
Orgogliosamente italiano decisamente Sannita.
Grazie Sig. Nicola per tutto quello che hai fatto per noi scrivendo questo manuale unico ed emozionante che certamente rappresenta, ad oggi, la storia di un popolo da troppi anni nascosta.

Lorenzo: Incuriosito dalla presentazione al Teatro Italo Argentino, ho acquistato il libro che ho letto tutto d’un fiato. Avvincente, appassionante e commovente: per esigenze di spazio provo a riassumere il romanzo con questi tre aggettivi, ma ne merita molti altri.

Ancora complimenti all’autore con il quale ho avuto modo di congratularmi in privato.
Fai una domanda all’autore di Viteliu: a quando il prossimo?????

Chris: E’ la magia nel sentirsi improvvisamente protagonista di luoghi che per te sono famigliari  quindi ti appartengono ma improvvisamente   dopo la lettura  a differenza del passato d’improvviso ti  inorgogliscono. Traspare in primis infatti  l’amore per la propria terra, come questo traspariva dalle brevi conversazioni avvenute con l’autore la scorsa estate in Agnone. Amore unito alla consapevolezza di essere parte d’un luogo dai confini immensi, misteriosi ed eterni. Fiero d’aver sangue Sannita nelle vene. Complimenti Nicola.

Claudio: Ci tenevo ad essere il primo a commentare…la lettura del romanzo è in itinere ed è appassionante, lenta come il cammino dei protagonisti, per la smania di approfondire ad ogni nome osco, ad ogni abitato, ad ogni vallata, ad ogni “pista” e ad ogni passo da scollinare.
Un saluto a Nicola e a tutti i lettori di Viteliú – Il nome della Libertà.

Danilo Di Nucci: “Gli agnonesi, come ben sappiamo, si sono ormai diffusi ai quattro angoli del globo, ma qualsiasi lingua parli il sole che vediamo sorgere al mattino il romanzo storico di Nicola Mastronardi “Viteliù – Il nome della libertà” è un’imperdibile opportunità innamorarsi ancora di più della propria terra d’origine. Anche se non esiste una ricetta universale per rinsaldare il legame con il luogo che ha dato i natali ad ognuno di noi, è ormai un dato acclarato che la lettura di Viteliù agisca proprio in tale direzione. Al di là, infatti, dell’ottima fattura del romanzo, ciò che rimane davvero nel cuore è una sorta di amore ritrovato nei confronti di quella che, purtroppo, troppe volte proprio noi molisani abbiamo inteso e intendiamo ancora come una terra maledetta, senza storia e senza futuro non conoscendo, invece, quale ruolo fondamentale abbia svolto nella storia dell’Italia tutta. Non importa l’età, il sesso, l’estrazione sociale o l’abitudine alla lettura: Viteliù colpisce, senza neanche andarci troppo per il sottile, il cuore delle persone e dopo pochissime pagine ci si sente rapiti da quella che inizia come una storia di Roma e si trasforma ben presto in un viaggio nel cuore del Sannio antico. Pur non essendo un thriller, non c’è tempo per respirare ma non ci si sente in preda ad una corsa quanto, piuttosto, catturati da un’andatura veloce e preda di un vortice indescrivibile di emozioni e passioni. In primis ci si sente presi dalla curiosità: l’entrata in scena del primo personaggio del romanzo, un vecchio cieco caduto in disgrazia, lascia intendere che succederà qualcosa di veramente importante e, di conseguenza, pagina dopo pagina sentiamo nascere e rafforzarsi il desiderio della scoperta degli eventi. Una volta entrati nel vivo della narrazione, invece, la curiosità lascia il posto alla rabbia. Una rabbia che nasce prepotente quando la tragedia del Sannio fa il suo ingresso nei racconti della storia passata. Una rabbia che pervade gli animi senza mezze misure perché ormai ci si è immedesimanti negli italici, poco importa se Sanniti o Marsi, e ci si sente impotenti di fronte a così tante verità che, propinate tutte insieme, raccontano di violenze efferate e stragi gratuite. Nasce allora l’odio verso la guerra e verso il genocidio fatto dai Romani e, contemporaneamente, cresce il desiderio di voler aiutare il protagonista nel compimento del suo viaggio interiore. Ma, su tutti, il sentimento che pervade il romanzo dal basso e che meglio lo rappresenta è la pietà. La pietà è una nota di fondo che in alcuni passaggi si avverte leggermente, in altri la si intuisce più marcatamente e in altri momenti, invece, diviene netta e forte, come uno tsunami che emerge dal fondale e travolge ogni cosa. È, questa, una pietà mista all’orgoglio per i grandissimi fasti sanniti del passato; è la pietà per quel popolo che ha perso la sua partita non solo nei confronti di Roma ma della storia tutta; è la pietà per i suoi superstiti che, caparbi, ancora tramandano le loro tradizioni nonostante la vittoria schiacciante e conclamata di Roma. È la pietà verso quelle genti che non vogliono arrendersi e cercano, non si sa bene in quale modo, una forma di riscatto. È la pietà che si prova nei confronti degli eroi quando vengono sconfitti: questa pietà è l’onore delle armi, è il riconoscere il grande valore di un popolo e delle singole persone, quella stessa la pietà negata da Silla e che, come una maledizione, cade ormai sull’onore di tutti i Romani. Ancora, è la pietà per la sofferenza di un popolo destinato a scomparire e che si ritrova nelle seguenti parole, estratte da Viteliù: “Raccoglieva in sé il pianto dei due popoli che ti avevano generato e che stavano versando il loro ultimo sangue. Era specchio del nostro pianto, per la sorte di tutta la tua famiglia, che non avresti conosciuto”. Questa stessa pietà la ritroviamo anche nella parte avversa, e precisamente in quei Romani che intervengono negli ultimi capitoli e che riabilitano fortemente la città eterna, la quale per larga parte del racconto attira la rabbia e il disgusto del lettore. Alla fine del romanzo sarà chiaro, allora, che il sentimento della pietà avrà invaso non soltanto il cuore dei Sanniti, ma anche quello della feroce lupa romana. Finalmente sarà chiaro a tutti che l’umiliazione più grande non l’ha ricevuta il Sannio, ma la stessa Roma, che ha perso l’onore perché non si è limitata a vincere ma si è macchiata di crimini orrendi. Pietà, dunque, che si risolve nella voglia, da parte dei Romani e in particolare dei discendenti di Silla, di cancellare questa macchia attraverso una pace che segnerà una nuova era per tutti. In definitiva possiamo affermare che Viteliù non è solamente un viaggio compiuto da alcuni personaggi di fantasia, ma è un viaggio interiore per tutti i Sanniti del terzo millennio che, pur non avendo una continuità genetica diretta con gli abitanti del Sannio di qualche millennio fa, ne avvertono un fortissimo legame spazio temporale, se non altro perché hanno l’onore e l’onere di essere nati in quelle stesse terre che duemila anni fa erano il cuore pulsante della futura Italia. Per concludere, oltre ad essere una rara perla letteraria che ogni molisano dovrebbe custodire nella propria biblioteca casalinga, questo romanzo è da intendere soprattutto come un momento di riscatto socio-culturale per tutti coloro che, nella loro anima, sanno di essere custodi spirituali dell’eredità di quel popolo indomito e fiero che millenni or sono ha attraversato con virtù e onore i tratturi dell’antico Sannio”.